Anno ZERO

il Poeta visto da Melanton(Antonio Mele)

 

 

L’anno ZERO

di Francesco Pasca

 

Dicono: tutto quel che nasce è destinato a morire. Non dicono: tutto quel che nasce ha ragione di nascere e desiderio di altri farlo morire. Quale apporto alle premesse per un Anno dichiarato ANNOZERO?

Sebbene certo della non immediata risposta, nell’inesorabile tutto decrepito rimestato panorama del volutamente possibile, la Scrittura ha necessità di alimentare e/o autoalimentarsi nel Suo non essere mai stato inizio di qualcosa o morte per altre. Dal detto, che non è il fatto, non resta che assecondarne lo ZERO, ch’è il suo stesso paradosso, quello destinato ad appartenere e a radicarsi in un mondo fatto per dare sempre necessità di un inizio creduto creato dal nulla. Persino le grandi Cose dell’Universo hanno avuto necessità di caratterizzarsi con un istante particolare, inizio di contenitore in contenitori e con la possibilità di un evolversi in una somma indeterminata di altrettanti eventi. L’evento quindi si attende, si subisce e si classifica, si deposita con gli ulteriori eventi in quel che è il non secondario paradosso chiamato Storia o Tempo.

melL’assunto è l’iniziale, è il tutto in quel dichiarato Storia o Tempo oppure il Tempo ch’è solo inesorabile Tempo o ancora Scrittura del Tempo, di quel che è e vuole essere definito maldestramente “racconto” sia esso stato per essere descritto destro, mancino o rovescio o mal/rovescio. Per Diversalità, per quel che è già nato e del perché destinato da altri a morire, si scrisse, si è scritto, fu il contenitore dopo contenitore. Infatti così ne narrai del febbraio del 2011. “Era già un po’ di tempo che gironzolava, fra me e Maurizio Nocera, l’idea di un foglio poetico, quando poi nel febbraio 2011 con lo stesso Nocera e con Francesco Carrozzo si iniziò a parlarne convinti e nessuno di noi prevedeva, né pretendeva che una qualunque azione intrapresa potesse diventare una pratica certa, almeno tale da essere duratura nel tempo.”  Quindi, il massimo di quella convinzione fu volta a definirsi e sperarsi nell’arco di un indispensabile.

Sembrò allora il “contemporaneo”, lo è tuttora. Per questo torno ad inserire l’arguto disegno di Melanton, l’Immagine di una Luna d’inchiostro e il fiorire fra le mani l’Albero, quel che si scrive, le Parole. Sembrò allora la meraviglia per quell’inizio determinato fra Mente e Scrittura ma era l’inconsapevole già contenuto e da addizionare nella stessa Mente di quel che si sarebbe fatto, divenuto Scrittura. Quel che si asseriva non avveniva affatto nell’inizio, né per il solo inizio, bensì nel numero già ottavo per quell’anno DiVersale e, a quel tempo, la cabala attraeva, era (l’ottava) meraviglia, l’otto-8/il prospettato Uni-Verso ∞  e dava ampia possibilità di divagare, di ricreare nel rigenerato, in quel che si doveva.

Chissà, forse lo è stato nell’Essere, realmente, forse tra il metafisico ”TEMPO”. DiVersalità ha comunque avuto la sua Gemma, la gemmazione assoluta del suo Albero, il Diario di Antonio Verri, il proposto inedito da Maurizio Nocera divenuto l’insulto necessario, lo schiaffo. Il Diario fu l’irriverente nei confronti del “Tutto”, l’apparentemente imparziale per far pulci nella falsa letteratura poetica sbandierata da “altri”. L’Uomo “dell’osare” e del DECLARO ebbe posto negli indispensabili distinguo di un foglio letterario per i numerosi interrogativi, concesse a noi la visione di quel che sono e siamo, apparve nel Senso-Verso e, all’apparire reale, quei sempre furono e permasero nei tuttora. Le interazioni fra il mondo “accademico” provinciale leccese piccino-piccino e le risorse progettuali genuine ebbero, con il Diario, l’evidenza nei nomi e nelle circostanze, furono svelati vizi e virtù di un mondo spesso disorientato e portato a non poter comprendere il Senso-Verso delle umane ed immense risorse letterarie di un Luogo, del nostro Luogo. L’accademismo dei pochi, che purtroppo contano per i più, e che per varie ragioni continuano nel dissoluto contare ebbero a generare e hanno generato e fatto scrivere la “nostra” ribellione.

Ha indotto i temerari al cancellare e stigmatizzare. 

Nella prassi del foglio poetico, proposto con DiVersalità e suggerita dal Diario, la necessità di altri è stata, fu forse nell’accentuare e separare Parola da Parola, Tempo da Tempo. Necessità di altri, dei piccini/piccini è stata invece il persistere per il superfluo distinguere e del non saper dov’è l’oltre, fu del separare o snobbare. Altra necessità s’aggiunse, l’indotta per pigrizia mentale, e fu esterna, è tuttora esterna al modo/mondo di intendere e a quel che, volutamente, si è o andava a caratterizzarsi per loro meschinità culturale, l’assurda insensibilità nel non riconoscersi nel contemporaneo non seppe scegliere fra diversità e diversalità.  

Per ribellione continuano i soli Poet(astri) a fare Scritture. Del certo si seppe che lo scrivere o il non partecipare portò alle differenze di sempre, insistere nel ritenere indispensabile la dicotomia fra il poetare e il raccontare. Per i DiVersali la necessità fu, è stata l’utile fondere e il giusto da non separare e anche lo scegliere quel che era da raccontare e nel distinguerlo dal documentare, dal trascrivere, dal dar di conto e l’averne il mero risultato. La vera necessità è stata persino il lasciar proliferare e stralciarla dall’assurdo assunto del non raccontare o fonderla per non poetare.

Scrivere, scrivere, scrivere diventa oggi l’altro scrivere, il necessario DiVersale, e, per necessità diventare il cancellare, cancellare, cancellare, cancellare quel che altri dicono di scrivere. Di quanto accadrà non se ne dolgano i Guru Accademici, i dottori delle lettere, né se ne rammarichino i virtuosi della scrittura se vedranno evidenziate le loro colpe sbandierate e le presunte grammatiche e sintassi. Lo sappiamo bene, sapete scrivere e far bella scrittura, ma non è quel ch’è. Il vostro potrà essere solo l'uguale e il non saper pensare Scrittura. Non ce ne passa per essere il meno del meno, il minimo dato dalla vostra “Parola”. Non ce ne passa per distinguere Parola da parola, Scrittura da scrittura, dichiarato o meno per essere l’OrtoSintassi. Le convenzioni letterarie, del vostro sapere, riversano nell’oblio e lì marciscono insieme agli affettati “educatori” e ai “cicisbei”, ai quanti non vanno oltre il compiere dei loro gesti, del grattarsi le loro parrucche pulciose con manine d’avorio letterario, oltre al dedicato per “educate” intenzioni.

ANNO ZERO darà Humus, sarà la “vera” consecutio temporum, l’espressione mutuata dal nostro tempo, la concordana coi Tempi del nostro subordinato (la reale proposizione all’Oggetto principale dato per contemporaneità, per anteriorità e posteriorità, vera Sperimentazione Sintattica della Parola. I numeri con DiVersalità Poetiche, sono stati 29(da zero a ventotto), sono stati gli esaustivi per l’eccellenza dei Tutti.

Per doverosa cronaca se ne riportano i nomi apparsi o che direttamente hanno partecipato.

Maria Anita Acciarini Manita, Patricia Aguilera Arroyo, Vincenzo Ampolo, Rossana Apicella, Ignazio Apolloni, Francesco Aprile, Fernando Bevilacqua, Rino Bianco, Julien Blaine, Ennio Bonea, Aicha Bouabaci, Cristiano Caggiula, Roberta Calò, Pino Cannoletta, Federico Capone, Gianni Carluccio, Francesco Carrozzo, Francesco Castrignanò, Augusto Cavalera, Gianmarco Chiavari, Elio Coriano, Giuliana Coppola, Giuseppe Cristaldi, Aldo De Jaco, Ignazio DeLogu, Carmen De Stasio, Ada Donno, Stefano Donno, Antonio Errico, Luigi Fedele, Luc Fierens, Giuseppe Fioschi, Antonietta Fulvio, Caterina Gerardi, Giuseppe Greco, Elisabetta Liguori, Carlo Infante, Giovanni Invitto, Alessandro Laporta, Anastasia Leo, Teresa Maria Lutri, Maurizio Nocera, Silvio Nocera, Lorenzo Madaro, Adolfo Maffei, Egidio Marullo, Alberto Manzoli, Paola Marconi, Mauro Marino, Antonio Massari, Enzo Miglietta, Tina Modotti, Felice Moro, Luciano Pagano, Stefania Papara, Francesco Pasca, Massimo Pasca, Rosemily Paticchio, Costantino Piemontese, Fernanda Regalia Fassy, Maria Pia Romano, Marisa Romei, Luigi Scorrano, Giancarlo Serafino, Nello Sisinni, Francesco Spadafora, Chiara Spinelli, Carlo Stasi, Caterina Trovato, Paolo Vincenti, le NewPage di F.S.Dòdaro con: [Teresa Maria Lutri, Elisabetta Liguori, Francesco Aprile, Mauro Marino, Antonio Palumbo, Rossano Astremo, Elio Coriano, Serena Stìfani, Giuseppe Cristaldi, Vito Antonio Conte, Stefano Donno, Giuliano Ingrosso, Lea Barletti, Francesco Pasca, Marianna Massa, Erika Sorrenti, Ennio Ciotta, Dino Levante, Domenico Ingenito (Italia) / Bartolomé Ferrando, Patricia Aguilera Arroyo (Spagna) / Victor Jacono (Malta) / Elvira Cordileone (Canada)/Ayham Agha (Siria) / Vanessa Bile-Audouard (Francia) / Ahmed Hamed Ahmed (Egitto)]

La Scrittura Poetica si rigenera con "Altra Scrittura" per continuare il suo viaggio racconto per e con la Parola, per e con Altro Corpo e Verso, nonché per ricordare la contemporaneità del suo Tempo. Da gennaio 2014 ecco allora l’altro corpo-scrittura, la nuova espressione cronoidofonosemantica, conseguenza derivata dall'esperienza di DiVersalità Poetiche con le sue ben 29 mensilità (0-28). Per l'occasione si ringraziano quanti hanno reso possibile l'attuarsi e dato per ottimo l'esito della già Realtà Poetica detta “DiVersalità”.